Lo specchio infranto
Di Paolo Avanzi
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Info su questo ebook
Paolo Avanzi vive e opera a Bresso (Milano). Laureato in Psicologia e master in Organizzazione. In parallelo a una trentennale esperienza in aziende multinazionali, si è dedicato alla scrittura e alla pittura.
Come artista ha realizzato centinaia di opere esposte in decine di mostre personali, collettive e fiere in Italia e all’estero visibili nel sito www.paoloavanzi.com.
Ha pubblicato più di una decina di libri (romanzi, racconti, saggi e poesie).
Attivo soprattutto con testi teatrali che hanno ricevuto significativi riconoscimenti da parte della critica.
Come attore ha messo in scena i suoi testi sia con gruppi teatrali sia come monologhista.
Svolge attività di promozione culturale presentando eventi e come speaker di radio web. Vedi sito www.avanzidicultura.com
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Lo specchio infranto - Paolo Avanzi
Paolo Avanzi
Lo specchio infranto
© 2023 Gruppo Albatros Il Filo S.r.l., Roma
www.gruppoalbatros.com - [email protected]
ISBN 978-88-306-8519-2
I edizione novembre 2023
Finito di stampare nel mese di settembre 2023
presso Rotomail Italia S.p.A. - Vignate (MI)
Distribuzione per le librerie Messaggerie Libri Spa
In copertina: Fuori dall’ombra
. Acrilico su tela. Opera di Paolo Avanzi.
Lo specchio infranto
Nuove Voci
Prefazione di Barbara Alberti
Il prof. Robin Ian Dunbar, antropologo inglese, si è scomodato a fare una ricerca su quanti amici possa davvero contare un essere umano. Il numero è risultato molto molto limitato. Ma il professore ha dimenticato i libri, limitati solo dalla durata della vita umana.
È lui l’unico amante, il libro. L’unico confidente che non tradisce, né abbandona. Mi disse un amico, lettore instancabile: Avrò tutte le vite che riuscirò a leggere. Sarò tutti i personaggi che vorrò essere.
Il libro offre due beni contrastanti, che in esso si fondono: ci trovi te stesso e insieme una tregua dall’identità. Meglio di tutti l’ha detto Emily Dickinson nei suoi versi più famosi
Non esiste un vascello come un libro
per portarci in terre lontane
né corsieri come una pagina
di poesia che s’impenna.
Questa traversata la può fare anche un povero,
tanto è frugale il carro dell’anima
(Trad. Ginevra Bompiani).
A volte, in preda a sentimenti non condivisi ti chiedi se sei pazzo, trovi futili e colpevoli le tue visioni che non assurgono alla dignità di fatto, e non osi confessarle a nessuno, tanto ti sembrano assurde.
Ma un giorno puoi ritrovarle in un romanzo. Qualcun altro si è confessato per te, magari in un tempo lontano. Solo, a tu per tu con la pagina, hai il diritto di essere totale. Il libro è il più soave grimaldello per entrare nella realtà. È la traduzione di un sogno.
Ai miei tempi, da adolescenti eravamo costretti a leggere di nascosto, per la maggior parte i libri di casa erano severamente vietati ai ragazzi. Shakespeare per primo, perfino Fogazzaro era sospetto, Ovidio poi da punizione corporale. Erano permessi solo Collodi, Lo Struwwelpeter, il London canino e le vite dei santi.
Una Vigilia di Natale mio cugino fu beccato in soffitta, rintanato a leggere in segreto il più proibito fra i proibiti, L’amante di lady Chatterley. Con ignominia fu escluso dai regali e dal cenone. Lo incontrai in corridoio per nulla mortificato, anzi tutto spavaldo, e un po’ più grosso del solito. Aprì la giacca, dentro aveva nascosto i 4 volumi di Guerra e pace, e mi disse: Che me ne frega, a me del cenone. Io, quest’anno, faccio il Natale dai Rostov
.
Sono amici pazienti, i libri, ci aspettano in piedi, di schiena negli scaffali tutta la vita, sono capaci di aspettare all’infinito che tu li prenda in mano. Ognuno di noi ama i suoi scrittori come parenti, ma anche alcuni traduttori, o autori di prefazioni che ci iniziano al mistero di un’altra lingua, di un altro mondo.
Certe voci ci definiscono quanto quelle con cui parliamo ogni giorno, se non di più. E non ci bastano mai. Quando se ne aggiungono altre è un dono inatteso da non lasciarsi sfuggire.
Questo è l’animo col quale Albatros ci offre la sua collana Nuove voci, una selezione di nuovi autori italiani, punto di riferimento per il lettore navigante, un braccio legato all’albero maestro per via delle sirene, l’altro sopra gli occhi a godersi la vastità dell’orizzonte. L’editore, che è l’artefice del viaggio, vi propone la collana di scrittori emergenti più premiata dell’editoria italiana. E se non credete ai premi potete credere ai lettori, grazie ai quali la collana è fra le più vendute. Nel mare delle parole scritte per esser lette, ci incontreremo di nuovo con altri ricordi, altre rotte. Altre voci, altre stanze.
1.
Non so esattamente quando è iniziata questa mia storia. Per la verità, non so nemmeno se ha un inizio. Potrebbe trattarsi di una vicenda che continua a riciclarsi su se stessa, senza capo né coda... Il fatto è che vi sono immerso a tal punto che mi è difficile distinguere la finzione dalla realtà.
Ho subito un grave incidente alcune settimane fa. Con la mia auto di notte sono andato a sbattere contro un guardrail. La vettura si è cappottata. Ho rischiato di morire. Un vuoto che si è protratto per giorni e giorni... uscito dal quale non sono più lo stesso. O meglio, sono sempre io fisicamente. Il mio corpo me lo sento come al solito, a parte qualche acciacco, quello di un cinquantenne in buona salute, altezza media, magro, stempiato.... Ma la mia mente è diversa, è come se in qualche modo si fosse resettata. In questo momento faccio fatica a focalizzarmi sulla mia reale identità. Il mio passato si è ridotto a un ammasso informe di pensieri ed emozioni così instabili da poter essere facilmente scalzati da altri senza un chiaro motivo.
Qualcosa di simile deve essere successo a Paolo di Tarso, sulla ben nota via di Damasco. Dopo la sua caduta da cavallo, riavutosi da una improvvisa cecità, aveva completamente cambiato mentalità. Da feroce persecutore dei cristiani era diventato l’apostolo che tutti conosciamo.
San Paolo l’ho tirato in ballo solo come esempio... giusto per significare che la mia mente dopo quell’incidente si è aperta a una nuova esperienza. Qualcosa in me si deve essere rotto se non mi sento più quello di prima. La realtà non l’avverto più chiara e netta, tanto che mi sorprendo spesso a sognare a occhi aperti e vagare nello spazio e nel tempo.
Così, per cercare di ritrovarmi mi sono deciso a scrivere, di me, come fosse la prima volta, quasi per adeguarmi a un comando.
Stranamente non devo sforzarmi più di tanto, le parole nella mia mente è come se mi venissero dettate. Più che autore, mi sento personaggio di una vicenda di cui non conosco la trama, se non passo passo, nel momento in cui essa prende corpo sotto i miei occhi. Ho come la sensazione di muovermi dentro un libro già scritto. Un romanzo che potrei aver letto prima di subire quel grave incidente. Le immagini suscitate dalla lettura potrebbero essersi fuse e confuse con i miei ricordi mentre ero in coma. Non sono rare le esperienze di distorsione cognitiva durante lo stato di post-mortem. E pure ora, che ho la coscienza di essere vivo, non ho le idee molto chiare.
Ma non voglio dilungarmi oltre in queste mie elucubrazioni. Potrebbero non riguardare la storia che mi accingo a raccontare. In caso contrario, contribuiranno ad arricchire la mia ispirazione anche se non so dove mi porteranno. Sono uno che ha sempre navigato a vista. Pure stavolta non mi smentirò. L’importante è andare avanti... La destinazione la vedremo alla fine, sempre che questa storia non si perda per strada.
2.
All’alba del ventiduesimo secolo c’è da credere ancora nel romanzo? Una bella vita nobile e avventurosa, questo mi è mancato! Un romanzo sarebbe la forma più adatta ad accoglierla.
Ciò che ho l’impressione di aver vissuto finora è stato il contrario: un’esistenza scialba, mediocre... fatta di giorni senza orizzonti. Una compagna che ti tollera senza amarti, un lavoro che ti dà da vivere opprimendoti... Mi ci ero quasi abituato. Non ho mai avuto grandi ambizioni. Ma non era la vita a cui aspiravo.
Così ho deciso di darci un taglio. Il problema è che a cinquant’anni non è facile. Ma la voglia ce l’ho. Non ho più alibi. Lavoro, casa, affetti... via tabula rasa. Un vuoto che tuttavia mi ha lasciato senza una meta.
Non mi resta che buttarmi e affidarmi al destino nella speranza di approdare, dopo tanti banali fatterelli, a una storia come si deve.
Ma chi sono io? Tanto per cominciare mi chiamo Ivano Paltesi. Nato il 2 settembre del 2053 e ho cinquant’anni. Figlio unico, abbandonato dal padre disoccupato, e tirato su con sacrifici e affetto dalla madre, commessa, deceduta di recente dopo una breve malattia...
In fondo la mia è stata finora un’esistenza come tante, da impiegato di una azienda di servizi. Solerte con i clienti, corretto con i colleghi, umile con i superiori, apprezzato ma non troppo. Insomma, senza arte né parte, direi.
Per la verità, un po’ di arte penso di averla nel sangue, l’avrò pure messa da parte... senza avere trovato tempo e coraggio di esprimerla. Mi piace leggere romanzi, racconti, vedere film di fantascienza... ascoltare concerti di musica classica, visitare musei e gallerie d’arte... Adesso vorrei provare a esprimere quanto di creativo ho assimilato. Magari con un romanzo. Impresa velleitaria? Chissà...
Non avendo una trama in testa proverò a mettere per iscritto ciò che penso, vedo, ascolto, immagino... così sul momento, lasciando da parte ogni calcolo e confidando nella cosiddetta ispirazione.
Il mio potrebbe essere una sorta di resoconto a cadenza periodica. Se ne verrà fuori un romanzo, cioè una storia con una sua logica, lo si vedrà strada facendo.
Cominciamo con la data di oggi. 2 ottobre dell’anno 2103... Se ci penso mi afferra una sorte di vertigine, come se appartenessi al secolo precedente e fossi catapultato nel futuro. Ma in fondo tutti gli anni sembrano inverosimili se visti come proiezione di un lontano avvenire. Leggendo romanzi di fantascienza viene da sognare scenari strabilianti. Gli scrittori cadono spesso vittima della loro frenesia di far colpo sul lettore con novità fantasmagoriche. Poi, una volta che il futuro diventa realtà, ci si rende conto che il progresso scientifico è stato più lento del previsto. Anche sul piano politico i corsi e ricorsi storici, visti in prospettiva, non appaiono così sconvolgenti come parrebbe sul momento.
Potrei accennare alla pace instauratasi nel mondo tra le superpotenze dopo il conflitto nucleare del 2070. Una pace arrivata dopo centinaia di migliaia di morti, disastri ambientali, un pianeta ridotto allo stremo... tra siccità prolungate e cataclismi apocalittici. A una spanna dal baratro si è finalmente capito che era necessaria una inversione di rotta. Ogni goccia d’acqua, ogni striscia di terreno coltivabile adesso vale oro... Le uniche energie consentite sono quelle rinnovabili, come doveva essere già evidente un secolo prima. Si è riusciti a eliminare ogni traccia di inquinamento. Peccato che i guasti provocati negli ultimi cento anni siano irrimediabili. C’è da rimpiangere il mondo, non dico bello, ma almeno umano del ventesimo secolo pur con le sue guerre... La consolazione è che per i prossimi anni non sono previsti conflitti, niente più devastazioni a parte quelle che saranno inflitte dalla natura per il surriscaldamento della Terra. Abbiamo toccato il fondo.
E qui mi fermo con le disquisizioni sociopolitiche... Primo perché non sono tagliato per farle, secondo perché la vita quotidiana, da un secolo all’altro, dopo tutto, non cambia più di tanto. Ci si diverte, ci si annoia, ci si ama e ci si odia con le stesse logiche fissate inderogabilmente nel nostro DNA.
E quindi tanto vale parlare di me, delle mie complicazioni, inezie rispetto ai massimi sistemi, ma è l’unico argomento che conosco a sufficienza.
Che adesso mi metta a scriverne ha un suo perché. Ho svoltato, nel bene o nel male. Dopo una trentina d’anni di sereno grigiore, ho deciso di riprendermi la mia vita. Più che per scelta di un nuovo futuro, per rifiuto dell’esistente che mi aveva rattrappito cuore e cervello.
Ma ogni cambiamento ha dei costi. A cinquant’anni se perdi il lavoro rischi la povertà, se ti separi rischi la depressione... Il fatto è che ho bisogno di stare solo e liberarmi dal superfluo per capire che voglio realmente.
Ho un passato in cui non mi riconosco, un presente che non riesco a gestire, un futuro imprevedibile. Forse sono la reincarnazione di un individuo meno scialbo di me che deve sistemare qualche conto in sospeso. L’idea di essere stato qualcun altro mi fa sentire importante. Anche se in fondo ogni essere umano lo è. Ciò che spesso manca è la consapevolezza di far parte di un disegno più ampio.
Bisognerà che ce la metta tutta. Non vorrei essere condannato a vagare in eterno per non aver trovato un senso al mio stare al mondo. Eppure, ce n’è di gente che vive senza rendersene conto. Migliaia se non milioni di persone nascono e muoiono ogni giorno come se nulla fosse... O non sarò io che mi faccio troppi problemi?
Devo stare con i piedi per terra, fare i conti con