Papers by Simone Pettine
Annali della Fondazione Verga. Centro nazionale di studi su Verga e il verismo, n. 17, 2024
Il saggio propone un'analisi degli aspetti antimimetici rintracciabili ne Le storie del castello ... more Il saggio propone un'analisi degli aspetti antimimetici rintracciabili ne Le storie del castello di Trezza di Giovanni Verga. L'opera è stata sempre considerata un adattamento siciliano del racconto gotico o sperimentazione del racconto leggendario e popolare. Dopo aver esaminato la bibliografia critica disponibile, si procederà con una rilettura attenta, avvalendosi dei suggerimenti teorici di Tzvetan Todorov, Roger Caillois e Remo Ceserani, cercando di dimostrato lo statuto genuinamente fantastico del testo.

Atti del XXIV Congresso dell’ADI (Catania, 24-25 settembre 2021), 2023
Che fosse per garantire maggior forza persuasiva ai propri convincimenti politici o per esprimere... more Che fosse per garantire maggior forza persuasiva ai propri convincimenti politici o per esprimere al meglio una certa idea sull’opera d’arte, d'Annunzio non ignorò mai il potere della parola in quanto tale; ne istituì, anzi, un vero e proprio culto. Ciò è vero non solo per la sua produzione maggiormente nota, poetica e narrativa, ma anche per alcuni racconti fantastici, che egli scrisse nel corso degli anni e che raramente vengono ricordati. La creatività di d'Annunzio infatti sperimentò ogni forma e genere, senza lesinare qualche incursione anche nel territorio del fantastico. L’autore non si preoccupò troppo dello statuto teorico o della varietà intrinseca di quello che Todorov definì, più che una forma narrativa vera e propria, una «frontiera tra i generi»: approfittò invece della generale atmosfera fantastica per comporre brevi racconti a metà strada tra il meraviglioso e la leggenda, alcuni dei quali ambientati in Abruzzo. L'intervento propone un'analisi dei più esemplari: si attingerà alle poche edizioni che in passato li hanno raccolti distinguendoli dal mare magnum della produzione dannunziana (Il mistico sogno di Solfanelli Editore, Favole mondane e frammenti fantastici di Zero91) e agli strumenti della critica testuale.

Philologist – journal of language, literary and cultural studies (Vol. 13, No. 26), 2022
Obiettivo del presente saggio è l’analisi del romanzo Una nobile follia di Iginio Ugo Tarchetti, ... more Obiettivo del presente saggio è l’analisi del romanzo Una nobile follia di Iginio Ugo Tarchetti, pubblicato per la prima volta in appendice alla rivista «Il Sole» tra il 1866 e il 1867. La critica si è già occupata in alcune occasioni dell’opera in questione, proponendone sempre una lettura antimilitaristica. Lo stesso Tarchetti, del resto, ideò il volume mosso da un’aperta e violenta polemica nei confronti dell’istituzione militare nel suo complesso (dalla leva obbligatoria agli eserciti permanenti, passando per la vita di caserma); tanto che Roberto Carnero, in anni recenti, ha considerato Una nobile follia un libro volto a demistificare ogni guerra e forma di violenza, al di là delle specifiche motivazioni storiche. La prospettiva adottata in questa sede è però inedita: senza prescindere dalle motivazioni ideologiche di Tarchetti, si tenterà di individuarne la riconferma e resa letteraria nella patologia del protagonista, Vincenzo D. La nevrosi di quest’ultimo viene infatti descritta come perfetta risultante della vita del soldato: Tarchetti descrive abilmente i vari stadi della malattia mentale, dovuta a condizioni storico-sociali sia esterne che interne; il tema della follia troverà poi spazio ancora più ampio, di lì a qualche anno, nel romanzo più famoso dell’autore, Fosca. Gli strumenti adottati nell’analisi sono quelli propri della critica testuale e del close reading.

Sinestesieonline, a. XI, n. 37, 2022, 2022
"Clandestini tra gli uomini. Multiculturalismo e disagio esistenziale in Francesco Biamonti", in ... more "Clandestini tra gli uomini. Multiculturalismo e disagio esistenziale in Francesco Biamonti", in Sinestesieonline. Supplemento della rivista «Sinestesie», a. XI, n. 37, 2022. ISSN 2280-6849.
-- ITA --
A vent’anni dalla sua scomparsa, avvenuta nel 2001, lo scrittore ligure Francesco Biamonti si riconferma lucido intuitore dei drammi della contemporaneità. Con anticipo sui tempi, colse la problematicità –materiale e morale – dei movimenti migratori, della fuga dei clandestini dall’Europa dell’Est e dal Mediterraneo. Il multiculturalismo dei «popoli della notte», tuttavia, nella pagina letteraria si spinge oltre: cerca di rendere dicibile l’indicibile, di esplicitare un disagio esistenziale che è insieme strettamente autobiografico e tipicamente umano. Scopo del saggio è indagarne le modalità di manifestazione, con l’ausilio degli strumenti garantiti dalla critica testuale, nei primi due romanzi biamontiani: L’angelo di Avrigue e Vento largo. Al tempo stesso si cercherà
di mostrare come la condizione della clandestinità non sia propria solo dei fuggiaschi, ma anche dei protagonisti e dello stesso Biamonti, in quanto tutti considerabili “clandestini dell’esistenza”.
PAROLE CHIAVE: Biamonti, multiculturalismo, esistenzialismo, L’angelo di Avrigue, Vento largo
-- ENG --
Twenty years after his death in 2001, the Ligurian writer Francesco Biamonti is reconfirmed as a lucid intuitor of the contemporary world’s dramas. In advance of its time, it grasped the problematic - material and moral - of migratory movements, of the escape of illegal immigrants from Eastern Europe and the Mediterranean. The multiculturalism of the «popoli della notte», however, goes further in the literary page: it tries to make the unspeakable speakable, to make explicit an existential unease that is both
strictly autobiographical and typically human. The purpose of the essay is to investigate the modalities of manifestation, with the help of the tools guaranteed by textual criticism, in the first two novels by Biamontiani: L’angelo di Avrigue and Vento largo. At the same time we will try to show how the condition of clandestinity is not only typical of the fugitives, but
also of the protagonists and of Biamonti himself, as they are all considered “clandestines of existence”.
KEYWORDS: Biamonti, multiculturalism, existentialism, L’angelo di Avrigue, Vento largo

Casa Editrice Carabba, 2022
"Dante (video)ludico: la narrazione della Commedia tra Realtà Virtuale, GDR e librigame" in "L'al... more "Dante (video)ludico: la narrazione della Commedia tra Realtà Virtuale, GDR e librigame" in "L'altro Dante. Processi di attualizzazione della Commedia". Atti del Seminario Internazionale di Studi, Università degli Studi "G. d'Annunzio" di Chieti-Pescara, 24-25 novembre 2021. A cura di Mario Cimini.
ISBN: 978-88-6344-671-5
"Il volume raccoglie gli Atti del Seminario Internazionale di Studi L’altro Dante. Processi di attualizzazione della Commedia tenutosi il 24 e 25 novembre 2021 su piattaforma online (con base virtuale nell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara). Concepita nell’ambito delle celebrazioni dedicate ai settecento anni della scomparsa di Dante Alighieri, l’iniziativa ha preso le mosse dalla considerazione che le interpretazioni moderne e contemporanee della sua opera – non solo in accezione critica, ma anche in termini di riuso o transcodifica in linguaggi non necessariamente letterari – spesso sono giunte a modificare la sua dimensione originaria (o quella che una certa tradizione ha indotto), fino al punto di legittimare un’immagine “altra” della sua poesia. Ne è venuto fuori un quadro variegato, con proposte spesso innovative che da un lato non rinunciano al confronto con l’imponente tradizione esegetica che la lectura perennis della Commedia ha generato e dall’altro contaminano liberamente temi e prospettive metodologiche disegnando l’accidentato profilo di un poeta “vivo” nella cultura contemporanea".

ContactZone 1/2022, 2022
Not infrequently the choice of a futuristic context has allowed to highlight some distortions in ... more Not infrequently the choice of a futuristic context has allowed to highlight some distortions in human behavior, proposing notable reflections within an underestimated “escape literature”. This is the case of numerous science fiction works by the American writer Fredric Brown (1906-1972), in which the alien unexpectedly becomes the narrator: in Brown’s novels and short stories the voices of the non-human characters are often so good at sharing points of view, lifestyles and defects of the opposite (human) species that they are confused with it. This essay aims to answer at least two fundamental questions: what precise aspects does social criticism consist of in Brown’s stories? To what extent does it prove to be indebted to the adoption of non-human narrators? We will proceed through the analysis of novels (The Mind Thing and Rogue in Space) and selected short stories (Sentry and The Last Martian).
Kepos 2/2021 (anno IV), 2021
The essay offers some theoretical-critical reflections on Anna Banti’s Science Fiction, mainly co... more The essay offers some theoretical-critical reflections on Anna Banti’s Science Fiction, mainly considered secondary in the overall critical evaluation of the author. In the wake of more general perspectives offered by Gender Studies - however not overwhelming in the economy of textual analysis - a point of contact between Bantian feminism and Science Fiction will be traced in the first part of the essay. The discussion will then focus on the analysis of the short story Le donne muoiono, highlighting the message of social criticism, relevant for both male and female readers.
Diacritica, n. 42 (anno VII), 31 dicembre 2021, 2021
The essay offers an analysis of Mario Tobino’s L’Angelo del Liponard, aimed at emphasizing some o... more The essay offers an analysis of Mario Tobino’s L’Angelo del Liponard, aimed at emphasizing some of its thematic and narrative aspects that refer to an antimimetic representation of reality. Beyond the attention to psychological introspection and uncovered autobiography, the work of the author from Viareggio always remains anchored to a realistic description of environments, situations, events. Yet, in the Angelo del Liponard, it is possible to identify several incursions of the fantastic. The interpretative tools of textual criticism and semiotics are adopted.
L'Ulisse. Rivista di poesie, arti e scritture, 2021
Si propone un’analisi critico-letteraria del paesaggio nel romanzo Attesa sul mare di Francesco B... more Si propone un’analisi critico-letteraria del paesaggio nel romanzo Attesa sul mare di Francesco Biamonti. L’autore rappresenta, con evocativa prosa lirica, il senso di decadenza (morale ed esistenziale) che avvolge i paesi visitati da Edoardo: la Tolone dei trafficanti d’armi, la Liguria del piccolo borgo di Pietrabruna prossimo a sparire, le zone di guerra costiere della Bosnia. La solarità dei luoghi non nasconde, ma sottolinea la scabrosità dell’agire umano; la riscrittura del mondo naturale operata dalla psiche del protagonista svela allora al lettore un senso del declino che pare ormai inarrestabile: «c’è in ogni terra, - pensava, - il seme della morte, si vede bene in piena luce… ci sono colpi di sole su terre appese».

Edizioni dell'Orso, 2021
"Gli altri mondi del verismo. Passaggi di soglia e apparizioni spettrali in Giovanni Verga e Salv... more "Gli altri mondi del verismo. Passaggi di soglia e apparizioni spettrali in Giovanni Verga e Salvatore Di Giacomo", in "(Ir)raggiungibile. Altri mondi nella letteratura e nel teatro", a cura di Davide Cioffrese, Matteo Massari, Irene Soldati, Edizioni dell'Orso, 2021.
ISSN 2723-9926
ISBN 978-88-3613-208-9
"ll presente volume è l’esito del convegno (Ir)raggiungibile. Altri mondi nella letteratura, nel teatro, nel cinema svoltosi in modalità telematica il 2 e 3 dicembre 2020. Le due giornate rappresentano il felice prosieguo di un appuntamento – quello dei seminari dottorali – giunto alla sua terza edizione. Anche quest’anno l’iniziativa, pur nelle note difficoltà contingenti, è stata organizzata dai dottorandi appartenenti al curriculum
Filologia moderna del corso Scienze del testo letterario e musicale dell’Università di Pavia, di concerto e con il continuo supporto del coordinatore professor Giuseppe Antonelli e dei docenti del Collegio di dottorato".
ADI, atti del convegno di Pisa (12-14 settembre 2019), 2021
La prima guerra mondiale segna l'evento di rottura di un'età di passaggio problematica. L'Italia ... more La prima guerra mondiale segna l'evento di rottura di un'età di passaggio problematica. L'Italia si ritrova alle prese con una nuova tipologia di malattia mentale: è lo "Shell Shock", la follia di guerra. Quando la letteratura comincia a raccontare l'evento bellico, lei figura tra i protagonisti, come nel racconto La Paura di Federico De Roberto. Il lavoro si propone di analizzarlo, rintracciandovi forme e riferimenti della particolare tematica.

Studi Medievali e Moderni, anno XXV, n. 1-2/2021, 2021
In this article we intend to investigate Dante’s suggestions present in Cesare Pavese’s La Luna e... more In this article we intend to investigate Dante’s suggestions present in Cesare Pavese’s La Luna e i falò: with “suggestions” we mean precise references, both content-thematic and structural. In this regard, at least one premise is necessary: interests related to American literature, now to the cultural heritage of ancient Greece have been studied several times by the author of Santo Stefano Belbo; there is therefore an extensive critical bibliography on both topics. On the other hand, probing Pavese’s interest in Dante and the classics of early Italian literature is a more complex operation: the author cleverly conceals it in his literary production, both poetic and narrative, and he is very sparing of considerations even in his personal notes. The starting point for critical analysis can therefore only be private writings: that is, Pavese’s letters and personal zibaldone, Il mestiere di vivere.
Kepos 1/2020 (Anno III), 2020
Pipa and boccale’s short stories represent a very original parenthesis in Salvatore Di Giacomo's ... more Pipa and boccale’s short stories represent a very original parenthesis in Salvatore Di Giacomo's production. The purpouse of this essay will be the analysis of some of the fantastic stories contained in the collection, that nowadays even risk being lost: Brutus, La fine di Barth, l’Odochantura Melanura. Particular attention will be paid to the theme of death, which takes on different meanings in the fantastic context. Finally, the theoretical models of Todorov and Remo Ceserani will be an essential point of reference in the discussion.
Kepos 2/2019 (anno II), 2019
This paper analyzes the revisitation of the Greek myth of Orpheus and Eurydice in the work of Ces... more This paper analyzes the revisitation of the Greek myth of Orpheus and Eurydice in the work of Cesare Pavese. In the pages of L’Inconsolabile, one of the most significant passages of Dialoghi con Leucò (1947), the author elaborates the story of the young man in a modern key, at least partially overlapping his own human experience. Also through meditation on some passages of Il mestiere di vivere, I will try to prove that the only way of salvation for the human being lies in the abandonment of the beloved woman, Euridice; since only in this way it is
possible to achieve the acceptance of one's own destiny.
Books by Simone Pettine
Monografia, 2022
Simone Pettine, "Tra Verga e Capuana. Documenti per una poetica del Verismo", Casa Editrice Carab... more Simone Pettine, "Tra Verga e Capuana. Documenti per una poetica del Verismo", Casa Editrice Carabba, Lanciano, 2022.
Se si è d'accordo con Roland Barthes nel sostenere che "la letteratura è quello che si insegna", bisogna anche ammettere come molto spesso essa venga insegnata a partire dalle opere vere e proprie, sacrificando la riflessione teorico-critica degli autori interessati. Ciò è doppiamente vero in quei casi - come il Verismo - in cui gli scrittori sono stati assai parchi, per non dire del tutto refrattari, nei confronti di una riflessione puntuale, dall'alto, sul loro operato. I documenti teorici del Verismo tuttavia esistono, benché disseminati in carteggi privati, prefazioni o addirittura tra le righe di romanzi e novelle. Obiettivo di questo studio è raccoglierli per la prima volta in un modo organico, accompagnandoli a un commento puntuale.

Monografia, 2021
Walter Benjamin suggerisce che lo scopo di ogni romanzo sia quello di "distruggere le sue figure"... more Walter Benjamin suggerisce che lo scopo di ogni romanzo sia quello di "distruggere le sue figure". Difficile stabilire se Giovanni Verga la pensasse allo stesso modo: è però impossibile trascurare il numero di personaggi che, dalle sue prime produzioni letterarie ai romanzi della maturità, passano a miglior vita. A partire da questo spunto e attraverso specifici strumenti d'indagine, il libro si propone come studio e analisi delle morti verghiane, in relazione alle opere più e meno famose dell'autore catanese. Cosa rappresentano le sparizioni di Malpelo, dei membri della famiglia Toscano nei Malavoglia, l'agonia del protagonista del Mastro don Gesualdo? La ricerca non solo tiene conto delle rispettive strutture testuali e delle fondamentali coordinate antropologiche del Verga, ma fa leva anche sulla concezione del mondo dell'autore e sulle testimonianze relative a famiglia, affetti personali, denaro, lutti domestici desumibili dalle sue lettere.
Conference Presentations by Simone Pettine

Magic System as the Key Element in Fantasy Worldbuilding - XIII CFLS International conference, 2024
"Magic System as the Key Element in Fantasy Worldbuilding", XIII international conference of Cent... more "Magic System as the Key Element in Fantasy Worldbuilding", XIII international conference of Centre for Fantasy Literature Studies. Taras Shevchenko Institute of Literature and National Academy of Sciences of Ukraine (25-26 January 2023).
[Simone Pettine - "Magic and Supernatural in Remigio Zena's Short Stories" (lecture)]
-- Abstract --
The paper proposes an analysis of the magical element in selected Remigio Zena's short-stories (1850-1917): L'invitata (The Guest), La pantera (The Panther), La cavalcata (The Cavalcade). This narrative, still today the subject of partial investigations by Italian literary criticism, presents itself as very far from the characterizing elements of realism, embracing disturbing and varied themes: occultism, magic, inexplicable coincidences, supernatural events. The preferred investigative tools will be those of close reading and textual criticism.

La fantascienza italiana nell'Antropocene, 2023
Convegno "La fantascienza italiana nell'Antropocene", Università di Padova, 30-31 maggio 2023. Sa... more Convegno "La fantascienza italiana nell'Antropocene", Università di Padova, 30-31 maggio 2023. Sala delle Edicole, piazza Capitaniato 3. Organizzatore: Marco Malvestio.
-- Sul convegno --
This conference aims at putting in dialogue the growing debate on the environmental humanities in Italian Studies with contemporary research on the history of Italian science fiction and its cultural status. We invite contributions about Italian science fiction in literature, cinema, comics, visual arts, theatre, music, and internet culture, in relation to the field of the environmental humanities at large. We especially welcome contributions that cast a light on previously understudied authors, directors, editors, publishers or magazines.
-- [Simone Pettine - "Apocalissi culturali e ricomposizioni letterarie. La ricerca di un nuovo Umanesimo nella fantascienza di Anna Banti"] --
Ad oggi il rapporto tra la scrittrice italiana Anna Banti e la science fiction ha destato scarso interesse in sede critica. Una riconferma è evidente in recenti convegni e pubblicazioni dedicati al genere: anche quando la fantascienza italiana viene minuziosamente passata in rassegna – soprattutto in autori noti quali Buzzati, Volponi e Morselli – non c’è alcuna traccia della Banti. Pure, quest’ultima dichiarò nel 1981: «se dovessi consigliare due libri miei […] sceglierei due raccolte di racconti, Le donne muoiono, del 1952, e Je vous écris d’un pays lointain, del 1971».
Proprio i due racconti, che prestavano il titolo alle rispettive raccolte, costituivano interessanti incursioni dell’autrice nella science fiction; Vittorio Sereni, direttore letterario presso Mondadori all’inizio degli anni Settanta, era persino convinto che Je vous écris fosse il «più ricco e complesso» tra i testi della raccolta. Anna Banti si interroga in effetti sul rapporto tra l’evoluzione della civiltà della tecnica e la speculare involuzione dell’‘umanità’, prospettando ora un futuro in cui la selezione della specie ha garantito l’eternità agli individui di sesso maschile (Le donne muoiono), ora un mondo post-apocalittico in cui la guerra atomica ha fornito il pretesto per l’annientamento completo del mondo naturale e dei rapporti sociali (Je vous écris).
L’intervento propone l’analisi delle tematiche affidate da Anna Banti ai suoi racconti fantascientifici, su tutti la ricerca di un nuovo Umanesimo e la ricomposizione, in sede letteraria, di un’apocalisse culturale che le appare ormai imminente, e che nei rispettivi racconti assume le forme ‘esteriori’ della disgregazione sociale e della guerra atomica.

Representations of Magic Across the Media - XII CFLS International conference, 2023
"Representations of Magic Across the Media", XII international conference of Centre for Fantasy L... more "Representations of Magic Across the Media", XII international conference of Centre for Fantasy Literature Studies. Taras Shevchenko Institute of Literature and National Academy of Sciences of Ukraine (19-20 January 2023).
[Simone Pettine - "Provincial realism and lunar apparitions. A few observations on the magical elements in Tommaso Landolfi’s La pietra lunare" (lecture)]
-- Abstract --
The aim of this speech is the analysis of the novel La pietra lunare by Tommaso Landolfi (1908-1979), a fantastic narrative which constantly oscillates between provincial environment’s realistic description and anti-mimetic practice. The mediator between the two realities – the asphyxiated life of a small town and the secret nightlife of the woods – is the moon. The moon is the main magical element in the novel: it allows Gurù to transform, once a month, into a goat-girl. It reveals the existence of ghosts and mysterious creatures in the nearby mountains and for very brief moments it allows the spirits to mingle with the dreams of mortals minutes before the awakening. Particular attention will be paid to the ways in which the fantastic (and magical) status of the moon intervenes in the naturalistic description of environments and events, radically altering them.

Convegno AIPI 2022, 2022
XXV Congresso dell'Associazione Internazionale dei Professori d'Italiano (AIPI), dal titolo "Racc... more XXV Congresso dell'Associazione Internazionale dei Professori d'Italiano (AIPI), dal titolo "Raccontare la realtà. Italia ieri e oggi". Università degli studi di Palermo, 27-29 ottobre 2022.
[Simone Pettine - "«Per fare il vero, bisogna inventarlo». La lezione verghiana nei romanzi di Francesco Biamonti"]
-- Abstract --
«Leggendo i Malavoglia trovo la forza per affrontare la realtà», aveva dichiarato Francesco Biamonti (1928 - 2001) in un’intervista a cura di Renzo Oberti . Molto è stato detto, a proposito dei romanzi dell’autore, sulla prosa tendente al lirismo, sulla fragilità anche ontologica di dialoghi e personaggi, sulle rappresentazioni naturali di quelli che Calvino per primo definì «romanzi-paesaggio». Attende ancora di essere analizzata, invece, l’evidente lezione verghiana.
Non mancano spunti interessanti in proposito, a partire da una recentissima considerazione di Giorgio Ficara: legato da profonda amicizia con Biamonti, lo studioso ha ricordato come quest’ultimo conoscesse a memoria interi passaggi del Mastro-Don Gesualdo . Ma l’attenzione dell’autore per il padre del romanzo moderno è riconfermata in numerose interviste. In un estratto del ’91 si legge: «Io raccolgo elementi sparsi, impressioni isolate. Per fare il vero, bisogna inventarlo. Se uno prende il vero fa del verismo, ma la realtà è invenzione. Verga è stato grande quando ha dimenticato di essere verista. Per questo Zola è noioso e Verga no».
Gli spunti minimi sopra riportati vogliono sottolineare il dialogo costante tra Biamonti e Verga, evidente soprattutto nel romanzo d’esordio, L’angelo di Avrigue, e nel successivo Vento largo. Del Verga, Biamonti apprezzava soprattutto la posizione interpretativa nei confronti del reale, la rappresentazione del dato oggettivo mai rassegnata a sacrificare l’originalità dell’artista all’esigenza di precisione; che anzi, proprio nel ricercare modi inediti per garantire una visione complessiva del mondo, rischiava vie innovative nella focalizzazione e nel linguaggio. Fu questa, del resto, anche la scelta letteraria di Biamonti: trovare, come già aveva fatto Verga, un linguaggio perfettamente bilanciato tra evanescenza ed esattezza lessicale; ancorare la soggettività del protagonista a quella, corale, degli abitanti della Liguria; restituire un mondo contadino intriso di fatalismo e povertà, adombrato da una scomparsa ormai imminente.
L’intervento mira ad una prima messa a fuoco sulla lezione di Giovanni Verga nell’opera di Francesco Biamonti, alla ricerca di contaminazioni, suggestioni e idee, a livello soprattutto tematico-contenutistico. Le strategie di indagine adottate saranno quelle della critica testuale e della teoria letteraria.
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Papers by Simone Pettine
-- ITA --
A vent’anni dalla sua scomparsa, avvenuta nel 2001, lo scrittore ligure Francesco Biamonti si riconferma lucido intuitore dei drammi della contemporaneità. Con anticipo sui tempi, colse la problematicità –materiale e morale – dei movimenti migratori, della fuga dei clandestini dall’Europa dell’Est e dal Mediterraneo. Il multiculturalismo dei «popoli della notte», tuttavia, nella pagina letteraria si spinge oltre: cerca di rendere dicibile l’indicibile, di esplicitare un disagio esistenziale che è insieme strettamente autobiografico e tipicamente umano. Scopo del saggio è indagarne le modalità di manifestazione, con l’ausilio degli strumenti garantiti dalla critica testuale, nei primi due romanzi biamontiani: L’angelo di Avrigue e Vento largo. Al tempo stesso si cercherà
di mostrare come la condizione della clandestinità non sia propria solo dei fuggiaschi, ma anche dei protagonisti e dello stesso Biamonti, in quanto tutti considerabili “clandestini dell’esistenza”.
PAROLE CHIAVE: Biamonti, multiculturalismo, esistenzialismo, L’angelo di Avrigue, Vento largo
-- ENG --
Twenty years after his death in 2001, the Ligurian writer Francesco Biamonti is reconfirmed as a lucid intuitor of the contemporary world’s dramas. In advance of its time, it grasped the problematic - material and moral - of migratory movements, of the escape of illegal immigrants from Eastern Europe and the Mediterranean. The multiculturalism of the «popoli della notte», however, goes further in the literary page: it tries to make the unspeakable speakable, to make explicit an existential unease that is both
strictly autobiographical and typically human. The purpose of the essay is to investigate the modalities of manifestation, with the help of the tools guaranteed by textual criticism, in the first two novels by Biamontiani: L’angelo di Avrigue and Vento largo. At the same time we will try to show how the condition of clandestinity is not only typical of the fugitives, but
also of the protagonists and of Biamonti himself, as they are all considered “clandestines of existence”.
KEYWORDS: Biamonti, multiculturalism, existentialism, L’angelo di Avrigue, Vento largo
ISBN: 978-88-6344-671-5
"Il volume raccoglie gli Atti del Seminario Internazionale di Studi L’altro Dante. Processi di attualizzazione della Commedia tenutosi il 24 e 25 novembre 2021 su piattaforma online (con base virtuale nell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara). Concepita nell’ambito delle celebrazioni dedicate ai settecento anni della scomparsa di Dante Alighieri, l’iniziativa ha preso le mosse dalla considerazione che le interpretazioni moderne e contemporanee della sua opera – non solo in accezione critica, ma anche in termini di riuso o transcodifica in linguaggi non necessariamente letterari – spesso sono giunte a modificare la sua dimensione originaria (o quella che una certa tradizione ha indotto), fino al punto di legittimare un’immagine “altra” della sua poesia. Ne è venuto fuori un quadro variegato, con proposte spesso innovative che da un lato non rinunciano al confronto con l’imponente tradizione esegetica che la lectura perennis della Commedia ha generato e dall’altro contaminano liberamente temi e prospettive metodologiche disegnando l’accidentato profilo di un poeta “vivo” nella cultura contemporanea".
ISSN 2723-9926
ISBN 978-88-3613-208-9
"ll presente volume è l’esito del convegno (Ir)raggiungibile. Altri mondi nella letteratura, nel teatro, nel cinema svoltosi in modalità telematica il 2 e 3 dicembre 2020. Le due giornate rappresentano il felice prosieguo di un appuntamento – quello dei seminari dottorali – giunto alla sua terza edizione. Anche quest’anno l’iniziativa, pur nelle note difficoltà contingenti, è stata organizzata dai dottorandi appartenenti al curriculum
Filologia moderna del corso Scienze del testo letterario e musicale dell’Università di Pavia, di concerto e con il continuo supporto del coordinatore professor Giuseppe Antonelli e dei docenti del Collegio di dottorato".
possible to achieve the acceptance of one's own destiny.
Books by Simone Pettine
Se si è d'accordo con Roland Barthes nel sostenere che "la letteratura è quello che si insegna", bisogna anche ammettere come molto spesso essa venga insegnata a partire dalle opere vere e proprie, sacrificando la riflessione teorico-critica degli autori interessati. Ciò è doppiamente vero in quei casi - come il Verismo - in cui gli scrittori sono stati assai parchi, per non dire del tutto refrattari, nei confronti di una riflessione puntuale, dall'alto, sul loro operato. I documenti teorici del Verismo tuttavia esistono, benché disseminati in carteggi privati, prefazioni o addirittura tra le righe di romanzi e novelle. Obiettivo di questo studio è raccoglierli per la prima volta in un modo organico, accompagnandoli a un commento puntuale.
Conference Presentations by Simone Pettine
[Simone Pettine - "Magic and Supernatural in Remigio Zena's Short Stories" (lecture)]
-- Abstract --
The paper proposes an analysis of the magical element in selected Remigio Zena's short-stories (1850-1917): L'invitata (The Guest), La pantera (The Panther), La cavalcata (The Cavalcade). This narrative, still today the subject of partial investigations by Italian literary criticism, presents itself as very far from the characterizing elements of realism, embracing disturbing and varied themes: occultism, magic, inexplicable coincidences, supernatural events. The preferred investigative tools will be those of close reading and textual criticism.
-- Sul convegno --
This conference aims at putting in dialogue the growing debate on the environmental humanities in Italian Studies with contemporary research on the history of Italian science fiction and its cultural status. We invite contributions about Italian science fiction in literature, cinema, comics, visual arts, theatre, music, and internet culture, in relation to the field of the environmental humanities at large. We especially welcome contributions that cast a light on previously understudied authors, directors, editors, publishers or magazines.
-- [Simone Pettine - "Apocalissi culturali e ricomposizioni letterarie. La ricerca di un nuovo Umanesimo nella fantascienza di Anna Banti"] --
Ad oggi il rapporto tra la scrittrice italiana Anna Banti e la science fiction ha destato scarso interesse in sede critica. Una riconferma è evidente in recenti convegni e pubblicazioni dedicati al genere: anche quando la fantascienza italiana viene minuziosamente passata in rassegna – soprattutto in autori noti quali Buzzati, Volponi e Morselli – non c’è alcuna traccia della Banti. Pure, quest’ultima dichiarò nel 1981: «se dovessi consigliare due libri miei […] sceglierei due raccolte di racconti, Le donne muoiono, del 1952, e Je vous écris d’un pays lointain, del 1971».
Proprio i due racconti, che prestavano il titolo alle rispettive raccolte, costituivano interessanti incursioni dell’autrice nella science fiction; Vittorio Sereni, direttore letterario presso Mondadori all’inizio degli anni Settanta, era persino convinto che Je vous écris fosse il «più ricco e complesso» tra i testi della raccolta. Anna Banti si interroga in effetti sul rapporto tra l’evoluzione della civiltà della tecnica e la speculare involuzione dell’‘umanità’, prospettando ora un futuro in cui la selezione della specie ha garantito l’eternità agli individui di sesso maschile (Le donne muoiono), ora un mondo post-apocalittico in cui la guerra atomica ha fornito il pretesto per l’annientamento completo del mondo naturale e dei rapporti sociali (Je vous écris).
L’intervento propone l’analisi delle tematiche affidate da Anna Banti ai suoi racconti fantascientifici, su tutti la ricerca di un nuovo Umanesimo e la ricomposizione, in sede letteraria, di un’apocalisse culturale che le appare ormai imminente, e che nei rispettivi racconti assume le forme ‘esteriori’ della disgregazione sociale e della guerra atomica.
[Simone Pettine - "Provincial realism and lunar apparitions. A few observations on the magical elements in Tommaso Landolfi’s La pietra lunare" (lecture)]
-- Abstract --
The aim of this speech is the analysis of the novel La pietra lunare by Tommaso Landolfi (1908-1979), a fantastic narrative which constantly oscillates between provincial environment’s realistic description and anti-mimetic practice. The mediator between the two realities – the asphyxiated life of a small town and the secret nightlife of the woods – is the moon. The moon is the main magical element in the novel: it allows Gurù to transform, once a month, into a goat-girl. It reveals the existence of ghosts and mysterious creatures in the nearby mountains and for very brief moments it allows the spirits to mingle with the dreams of mortals minutes before the awakening. Particular attention will be paid to the ways in which the fantastic (and magical) status of the moon intervenes in the naturalistic description of environments and events, radically altering them.
[Simone Pettine - "«Per fare il vero, bisogna inventarlo». La lezione verghiana nei romanzi di Francesco Biamonti"]
-- Abstract --
«Leggendo i Malavoglia trovo la forza per affrontare la realtà», aveva dichiarato Francesco Biamonti (1928 - 2001) in un’intervista a cura di Renzo Oberti . Molto è stato detto, a proposito dei romanzi dell’autore, sulla prosa tendente al lirismo, sulla fragilità anche ontologica di dialoghi e personaggi, sulle rappresentazioni naturali di quelli che Calvino per primo definì «romanzi-paesaggio». Attende ancora di essere analizzata, invece, l’evidente lezione verghiana.
Non mancano spunti interessanti in proposito, a partire da una recentissima considerazione di Giorgio Ficara: legato da profonda amicizia con Biamonti, lo studioso ha ricordato come quest’ultimo conoscesse a memoria interi passaggi del Mastro-Don Gesualdo . Ma l’attenzione dell’autore per il padre del romanzo moderno è riconfermata in numerose interviste. In un estratto del ’91 si legge: «Io raccolgo elementi sparsi, impressioni isolate. Per fare il vero, bisogna inventarlo. Se uno prende il vero fa del verismo, ma la realtà è invenzione. Verga è stato grande quando ha dimenticato di essere verista. Per questo Zola è noioso e Verga no».
Gli spunti minimi sopra riportati vogliono sottolineare il dialogo costante tra Biamonti e Verga, evidente soprattutto nel romanzo d’esordio, L’angelo di Avrigue, e nel successivo Vento largo. Del Verga, Biamonti apprezzava soprattutto la posizione interpretativa nei confronti del reale, la rappresentazione del dato oggettivo mai rassegnata a sacrificare l’originalità dell’artista all’esigenza di precisione; che anzi, proprio nel ricercare modi inediti per garantire una visione complessiva del mondo, rischiava vie innovative nella focalizzazione e nel linguaggio. Fu questa, del resto, anche la scelta letteraria di Biamonti: trovare, come già aveva fatto Verga, un linguaggio perfettamente bilanciato tra evanescenza ed esattezza lessicale; ancorare la soggettività del protagonista a quella, corale, degli abitanti della Liguria; restituire un mondo contadino intriso di fatalismo e povertà, adombrato da una scomparsa ormai imminente.
L’intervento mira ad una prima messa a fuoco sulla lezione di Giovanni Verga nell’opera di Francesco Biamonti, alla ricerca di contaminazioni, suggestioni e idee, a livello soprattutto tematico-contenutistico. Le strategie di indagine adottate saranno quelle della critica testuale e della teoria letteraria.
-- ITA --
A vent’anni dalla sua scomparsa, avvenuta nel 2001, lo scrittore ligure Francesco Biamonti si riconferma lucido intuitore dei drammi della contemporaneità. Con anticipo sui tempi, colse la problematicità –materiale e morale – dei movimenti migratori, della fuga dei clandestini dall’Europa dell’Est e dal Mediterraneo. Il multiculturalismo dei «popoli della notte», tuttavia, nella pagina letteraria si spinge oltre: cerca di rendere dicibile l’indicibile, di esplicitare un disagio esistenziale che è insieme strettamente autobiografico e tipicamente umano. Scopo del saggio è indagarne le modalità di manifestazione, con l’ausilio degli strumenti garantiti dalla critica testuale, nei primi due romanzi biamontiani: L’angelo di Avrigue e Vento largo. Al tempo stesso si cercherà
di mostrare come la condizione della clandestinità non sia propria solo dei fuggiaschi, ma anche dei protagonisti e dello stesso Biamonti, in quanto tutti considerabili “clandestini dell’esistenza”.
PAROLE CHIAVE: Biamonti, multiculturalismo, esistenzialismo, L’angelo di Avrigue, Vento largo
-- ENG --
Twenty years after his death in 2001, the Ligurian writer Francesco Biamonti is reconfirmed as a lucid intuitor of the contemporary world’s dramas. In advance of its time, it grasped the problematic - material and moral - of migratory movements, of the escape of illegal immigrants from Eastern Europe and the Mediterranean. The multiculturalism of the «popoli della notte», however, goes further in the literary page: it tries to make the unspeakable speakable, to make explicit an existential unease that is both
strictly autobiographical and typically human. The purpose of the essay is to investigate the modalities of manifestation, with the help of the tools guaranteed by textual criticism, in the first two novels by Biamontiani: L’angelo di Avrigue and Vento largo. At the same time we will try to show how the condition of clandestinity is not only typical of the fugitives, but
also of the protagonists and of Biamonti himself, as they are all considered “clandestines of existence”.
KEYWORDS: Biamonti, multiculturalism, existentialism, L’angelo di Avrigue, Vento largo
ISBN: 978-88-6344-671-5
"Il volume raccoglie gli Atti del Seminario Internazionale di Studi L’altro Dante. Processi di attualizzazione della Commedia tenutosi il 24 e 25 novembre 2021 su piattaforma online (con base virtuale nell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara). Concepita nell’ambito delle celebrazioni dedicate ai settecento anni della scomparsa di Dante Alighieri, l’iniziativa ha preso le mosse dalla considerazione che le interpretazioni moderne e contemporanee della sua opera – non solo in accezione critica, ma anche in termini di riuso o transcodifica in linguaggi non necessariamente letterari – spesso sono giunte a modificare la sua dimensione originaria (o quella che una certa tradizione ha indotto), fino al punto di legittimare un’immagine “altra” della sua poesia. Ne è venuto fuori un quadro variegato, con proposte spesso innovative che da un lato non rinunciano al confronto con l’imponente tradizione esegetica che la lectura perennis della Commedia ha generato e dall’altro contaminano liberamente temi e prospettive metodologiche disegnando l’accidentato profilo di un poeta “vivo” nella cultura contemporanea".
ISSN 2723-9926
ISBN 978-88-3613-208-9
"ll presente volume è l’esito del convegno (Ir)raggiungibile. Altri mondi nella letteratura, nel teatro, nel cinema svoltosi in modalità telematica il 2 e 3 dicembre 2020. Le due giornate rappresentano il felice prosieguo di un appuntamento – quello dei seminari dottorali – giunto alla sua terza edizione. Anche quest’anno l’iniziativa, pur nelle note difficoltà contingenti, è stata organizzata dai dottorandi appartenenti al curriculum
Filologia moderna del corso Scienze del testo letterario e musicale dell’Università di Pavia, di concerto e con il continuo supporto del coordinatore professor Giuseppe Antonelli e dei docenti del Collegio di dottorato".
possible to achieve the acceptance of one's own destiny.
Se si è d'accordo con Roland Barthes nel sostenere che "la letteratura è quello che si insegna", bisogna anche ammettere come molto spesso essa venga insegnata a partire dalle opere vere e proprie, sacrificando la riflessione teorico-critica degli autori interessati. Ciò è doppiamente vero in quei casi - come il Verismo - in cui gli scrittori sono stati assai parchi, per non dire del tutto refrattari, nei confronti di una riflessione puntuale, dall'alto, sul loro operato. I documenti teorici del Verismo tuttavia esistono, benché disseminati in carteggi privati, prefazioni o addirittura tra le righe di romanzi e novelle. Obiettivo di questo studio è raccoglierli per la prima volta in un modo organico, accompagnandoli a un commento puntuale.
[Simone Pettine - "Magic and Supernatural in Remigio Zena's Short Stories" (lecture)]
-- Abstract --
The paper proposes an analysis of the magical element in selected Remigio Zena's short-stories (1850-1917): L'invitata (The Guest), La pantera (The Panther), La cavalcata (The Cavalcade). This narrative, still today the subject of partial investigations by Italian literary criticism, presents itself as very far from the characterizing elements of realism, embracing disturbing and varied themes: occultism, magic, inexplicable coincidences, supernatural events. The preferred investigative tools will be those of close reading and textual criticism.
-- Sul convegno --
This conference aims at putting in dialogue the growing debate on the environmental humanities in Italian Studies with contemporary research on the history of Italian science fiction and its cultural status. We invite contributions about Italian science fiction in literature, cinema, comics, visual arts, theatre, music, and internet culture, in relation to the field of the environmental humanities at large. We especially welcome contributions that cast a light on previously understudied authors, directors, editors, publishers or magazines.
-- [Simone Pettine - "Apocalissi culturali e ricomposizioni letterarie. La ricerca di un nuovo Umanesimo nella fantascienza di Anna Banti"] --
Ad oggi il rapporto tra la scrittrice italiana Anna Banti e la science fiction ha destato scarso interesse in sede critica. Una riconferma è evidente in recenti convegni e pubblicazioni dedicati al genere: anche quando la fantascienza italiana viene minuziosamente passata in rassegna – soprattutto in autori noti quali Buzzati, Volponi e Morselli – non c’è alcuna traccia della Banti. Pure, quest’ultima dichiarò nel 1981: «se dovessi consigliare due libri miei […] sceglierei due raccolte di racconti, Le donne muoiono, del 1952, e Je vous écris d’un pays lointain, del 1971».
Proprio i due racconti, che prestavano il titolo alle rispettive raccolte, costituivano interessanti incursioni dell’autrice nella science fiction; Vittorio Sereni, direttore letterario presso Mondadori all’inizio degli anni Settanta, era persino convinto che Je vous écris fosse il «più ricco e complesso» tra i testi della raccolta. Anna Banti si interroga in effetti sul rapporto tra l’evoluzione della civiltà della tecnica e la speculare involuzione dell’‘umanità’, prospettando ora un futuro in cui la selezione della specie ha garantito l’eternità agli individui di sesso maschile (Le donne muoiono), ora un mondo post-apocalittico in cui la guerra atomica ha fornito il pretesto per l’annientamento completo del mondo naturale e dei rapporti sociali (Je vous écris).
L’intervento propone l’analisi delle tematiche affidate da Anna Banti ai suoi racconti fantascientifici, su tutti la ricerca di un nuovo Umanesimo e la ricomposizione, in sede letteraria, di un’apocalisse culturale che le appare ormai imminente, e che nei rispettivi racconti assume le forme ‘esteriori’ della disgregazione sociale e della guerra atomica.
[Simone Pettine - "Provincial realism and lunar apparitions. A few observations on the magical elements in Tommaso Landolfi’s La pietra lunare" (lecture)]
-- Abstract --
The aim of this speech is the analysis of the novel La pietra lunare by Tommaso Landolfi (1908-1979), a fantastic narrative which constantly oscillates between provincial environment’s realistic description and anti-mimetic practice. The mediator between the two realities – the asphyxiated life of a small town and the secret nightlife of the woods – is the moon. The moon is the main magical element in the novel: it allows Gurù to transform, once a month, into a goat-girl. It reveals the existence of ghosts and mysterious creatures in the nearby mountains and for very brief moments it allows the spirits to mingle with the dreams of mortals minutes before the awakening. Particular attention will be paid to the ways in which the fantastic (and magical) status of the moon intervenes in the naturalistic description of environments and events, radically altering them.
[Simone Pettine - "«Per fare il vero, bisogna inventarlo». La lezione verghiana nei romanzi di Francesco Biamonti"]
-- Abstract --
«Leggendo i Malavoglia trovo la forza per affrontare la realtà», aveva dichiarato Francesco Biamonti (1928 - 2001) in un’intervista a cura di Renzo Oberti . Molto è stato detto, a proposito dei romanzi dell’autore, sulla prosa tendente al lirismo, sulla fragilità anche ontologica di dialoghi e personaggi, sulle rappresentazioni naturali di quelli che Calvino per primo definì «romanzi-paesaggio». Attende ancora di essere analizzata, invece, l’evidente lezione verghiana.
Non mancano spunti interessanti in proposito, a partire da una recentissima considerazione di Giorgio Ficara: legato da profonda amicizia con Biamonti, lo studioso ha ricordato come quest’ultimo conoscesse a memoria interi passaggi del Mastro-Don Gesualdo . Ma l’attenzione dell’autore per il padre del romanzo moderno è riconfermata in numerose interviste. In un estratto del ’91 si legge: «Io raccolgo elementi sparsi, impressioni isolate. Per fare il vero, bisogna inventarlo. Se uno prende il vero fa del verismo, ma la realtà è invenzione. Verga è stato grande quando ha dimenticato di essere verista. Per questo Zola è noioso e Verga no».
Gli spunti minimi sopra riportati vogliono sottolineare il dialogo costante tra Biamonti e Verga, evidente soprattutto nel romanzo d’esordio, L’angelo di Avrigue, e nel successivo Vento largo. Del Verga, Biamonti apprezzava soprattutto la posizione interpretativa nei confronti del reale, la rappresentazione del dato oggettivo mai rassegnata a sacrificare l’originalità dell’artista all’esigenza di precisione; che anzi, proprio nel ricercare modi inediti per garantire una visione complessiva del mondo, rischiava vie innovative nella focalizzazione e nel linguaggio. Fu questa, del resto, anche la scelta letteraria di Biamonti: trovare, come già aveva fatto Verga, un linguaggio perfettamente bilanciato tra evanescenza ed esattezza lessicale; ancorare la soggettività del protagonista a quella, corale, degli abitanti della Liguria; restituire un mondo contadino intriso di fatalismo e povertà, adombrato da una scomparsa ormai imminente.
L’intervento mira ad una prima messa a fuoco sulla lezione di Giovanni Verga nell’opera di Francesco Biamonti, alla ricerca di contaminazioni, suggestioni e idee, a livello soprattutto tematico-contenutistico. Le strategie di indagine adottate saranno quelle della critica testuale e della teoria letteraria.
[Simone Pettine - "We are the monsters. Strange creatures in Dino Buzzati’s short stories"]
-- Abstract --
Aim of this speech will be the analysis of the monstrous presences in selected stories by the Italian author Dino Buzzati (1906 – 1972). Buzzati's literary works, which can be placed between Fantasy and Magic Realism, have prompted the reader to question his problematic relationship with contemporary reality. For the author, man projects his insecurities and frustrations outwards, instead of reflecting lucidly on his own human and psychological condition. For this reason, the monsters that inhabit the real world are actually far more harmless than humans, and the latter try to harm or flee them for no reason. This is the case of Il Colombre, of Il Babau, but also of short stories where giant insects suddenly appear inside the houses; of texts in which ghosts prefer to leave for the other world rather than remain in the company of their loved ones. We will try to examine these presences using to the tools offered by close reading and literary criticism, in order to understand why – according to Buzzati – the real monsters are us.
[Simone Pettine - "La fantascienza dimenticata. Forme della prosa bantiana da Le donne muoiono a Je vous écris d’un pays lointain"]
--Abstract--
L’intervento propone alcune riflessioni critiche su due testi letterari di Anna Banti (1895 – 1985): Le donne muoiono e Je vous écris d’un pays lointain. Si tratta di due rapide incuriosi inattese all’interno di un genere - la fantascienza - già di suo quasi completamente trascurato nel contesto culturale “alto” dell’Italia del Novecento. La scrittrice mostra per di più aspetti innovativi ancora maggiori, veicolando alla science fiction un’evidente denuncia di genere, proiettata nella società italiana del futuro: la sua comunicazione letteraria insiste continuamente sul ruolo della donna, relegata ai margini della società e costretta a subire le conseguenze dello strapotere maschile. Si tenterà quindi di analizzare le caratteristiche di questa rara prosa fantascientifica, soprattutto mediante la strategia interpretativa del close reading.
[Simone Pettine - "Modernity and Anxiety of Healing. The Recovery of Nature in Anna Banti’s Works"]
In the works of Anna Banti (1895–1985) the opposition between the contemporary world, in which the protagonist is forced to live, presented as asphyxiated and unsatisfactory, and the natural one is frequently emphasized. The moments in contact with nature allow the Bantian characters to reflect on their social condition, without necessarily being offered a way of redemption or a definitive escape. There is also at least one case, namely the short novel Je vous ecris d’un pays lointain, where the civilization of the future, composed of dehumanized individuals, complete slaves to technological progress, has annihilated the animal and plant world. For the protagonist, then, the rediscovery of nature represents a real healing, the return to a life in opposition to the dominant one, as well as the redemption of individual morality. According to the strategies of criticism and textual analysis, the aim of the proposal is to analyze some selected works of Anna Banti, so as to be able to reflect on the relationship – now virtuous, now lucidly disconsolate – of the individual characters with the natural world
[Simone Pettine - "«L'altra notte credevo di dover sparare». Armi e conflitto interiore nei romanzi di Francesco Biamonti"]
--Abstract--
I romanzi di Francesco Biamonti (1928-2001) abbondano di armi, benché i protagonisti si mostrino sempre estremamente riluttanti ad utilizzarle. I passeur liguri ritratti in Vento largo hanno spesso con sé una pistola mentre scortano nottetempo i clandestini in territorio francese; i marinai di Attesa sul mare consegnano mitragliatori e fucili in Bosnia, per conto della legione straniera; vi sono infine gli strumenti di morte improvvisati negli scontri multietnici dei migranti ne Le parole la notte. A questa varietà si accompagna però sempre, in Biamonti, l’interrogativo morale: la presenza delle armi è cioè lo spunto per riflettere sulle scelte compiute nel corso della propria vita, nonché sul destino che sembra incombere minaccioso su un’Europa ormai in declino. L’intervento si concentrerà quindi sulla
presenza delle armi nei romanzi biamontiani, proponendo una loro analisi e interpretazione secondo gli strumenti offerti dalla critica letteraria e dall’analisi testuale.
[Simone Pettine - "Un lettore novecentesco di Ovidio. Forme e significati del simulacro nel Grande ritratto di Dino Buzzati"]
-- Abstract --
Con l’intervento si propone di indagare forme e significati del simulacro nel Grande ritratto di Dino Buzzati. Si tenterà di chiarire, in particolare, i significati sottesi al ritorno fittizio alla vita da parte di Laura De Marchi, donna – nella finzione narrativa – amata dal professor Endriade, morta in un incidente d’auto, infine ricreata in forma di gigantesco elaboratore elettronico. In una scoperta palingenesi del mito di Pigmalione, Buzzati si conferma attento lettore novecentesco di Ovidio e ripropone il celebre passaggio delle Metamorfosi adattandolo all’inquietudine del suo tempo e ai propri interessi personali. Le strategie adottate saranno quelle della semiotica e della critica testuale.
[Simone Pettine - "Between Admonitions and Hopes: Animal Life and Environment in Paolo Volponi" (lecture)]
-- Abstract --
The proposal aims to analyze Volponi’s (1924 - 1994) vision of animals and environments, with individual forays into his literary work, making use of the tools of textual criticism. The thematics are in fact still current and distressing, although some of their characteristics have partly changed over the last twenty years. Paolo Volponi’s problematic relationship with contemporary reality resulted in a constant desire to denounce. To be criticized by the author were the degradation imposed on man by Western society, the isolation of subjectivity, completely subordinated to the efficiency of the technical society, but also the negative drift to which the natural and animal world seemed condemned. A certain attention to animal life and the environment can certainly be found in Volponi’s works, once the difficulty of his literary style has been overcome. The back cover of the 2014 edition of Il pianeta irritabile [1978], in this regard, stated: “the book contains an admonition and a hope”. Central theme is that of a natural world now completely brought to collapse, following the nuclear war: but some survivors - including many animals - can still decide the fate of the planet. Also in Corporale [1974] it is possible to notice a certain attention to the reality of the exploitation of animals, with a penetrating portrait of the world of clandestine greyhound racing.
-- About the event --
There have been many international conferences focusing either on critical animal studies or on plant studies exclusively in the fields of environmental humanities and ecocriticism. So far, no conference has
sought to place them side by side to discuss more-often-than-not their interrelated theoretical and praxisbased research. The second international conference organized by the Environmental Humanities Center at Cappadocia University, which also hosts Ecocene: Cappadocia Journal of Environmental Humanities, aims to bring them together to open an exciting platform for scholars from both fields to discuss these
research areas’ correlations and/or differences. While scientific and humanities-based research on animals is more widespread than on plants, which have remained in dimness until recently, there is now a growing body of studies focusing on the crucial role of vegetal life that is vibrant, generative, and agentic. Plants, after all, are fundamental to all biotic life, and they have the power to “alter the geochemical cycles of the planet” (Gagliano et al. 2017). Moreover, both critical animal studies and plant studies scholars agree that human-animal and human-plant relations are in a state of crisis with devastating environmental consequences for all nonhuman species and human societies, as well as for the changing ecosystems. During this conference we aim at discussing how reflecting on animal and vegetal life in their dynamic relations to the terrestrial and aquatic environments can enable new modes of thinking in a more
cohesive, ecological approach to vegetal, animal, and human life. Plants, for example, are as communicative (such as electrical signaling, chemical cues, light wavelengths, changing colors) as nonhuman animals in their relations with biotic and abiotic environments. One of the questions here
would be: How can we find ways to understand/read their language about the ongoing ecological degradation? Another question that we encourage participants to consider is: What are the life-sustaining or life-threatening relations between plants and animals, and plants, animals, and humans?
In this context, the conference provides an interdisciplinary platform for scholars to discuss the most recent theories, topics, concerns, and challenges encountered in the fields of Critical Animal Studies and
Plant Studies. For example, the question of how we can develop a truly non-exploitative relationship to nonhuman species that sustain our ecosystems, is one of the topics we will be discussing. The conference,
then, focuses on imagining futures for human-nonhuman relationalities in a world that is under so much stress.
[Simone Pettine - ‘La rana, Il paese delle serve, Campi elisi’: la morte della donna nei racconti di Anna Banti]
-- Abstract --
«Se una donna scrive di un’altra donna, raramente sfugge all'etichetta di “femminismo”», annotava Enza Biagini nel 1971, alle prese con la prima, famosa monografia dedicata alla scrittrice italiana Anna Banti (1895 – 1985). Era il riassunto perfetto, nonché ironico, del giudizio della critica contemporanea sull’opera della scrittrice. Quasi che il femminismo rappresentasse un vezzo, un inciampo, invece della capacità analitica nel cogliere evidenti storture sociali in un ambiente determinato, l’Italia del secondo Novecento.
È oggi chiaro come Anna Banti intendesse rappresentare non tanto la staticità della condizione femminile, subordinata a un mondo dominato da uomini, ma la volontà di reazione – anche energica, anche parossistica – a questo preciso stato di cose. E in un contesto in cui ogni dialogo o evasione sembrano negati, spesso l’unica forma di reazione consiste nel gesto estremo: è il caso di alcuni racconti scritti tra il ’56 e il ’62, tra i quali La rana, Il paese delle serve, Campi elisi. In ciascuno di essi la donna reagisce alla condizione esistenziale insopportabile provocando, più o meno volontariamente, la propria morte.
L’intervento propone un’analisi dei tre racconti, usufruendo delle strategie suggerite dalla critica testuale e dal close reading: si cercherà in questo modo di chiarificare, di volta in volta, le coordinate della condizione femminile nei testi letterari, nel loro rapporto con la rappresentazione della morte.
-- About the event --
‘Naked Ambitions’. This was the title of an article published in the Financial Times in July 2007, in which it was asked: ‘Do Italians, particularly Italian women, really think it acceptable to sell primetime quiz shows on terrestrial television by trying to stir the male genitalia instead of viewers’ brains? Or are they instead happy with life as it is – beautiful, flirtatious and with a supply of great shoes?’. Similar views surrounding women have been delivered through different media, linking the image of women to their body and appearance.
Regarded as having infirmitas, imbecillitas and levitas as key characteristics, women, their behaviours and their desires, have been a matter of concern since ancient times in Italy. In a world largely revolving around appearances, the image of women has been and still is of great importance. Since the Middle Ages, a series of laws regulating women’s apparel were approved, and some towns also established a figure with the task of controlling their compliance with the law (e.g. the Ufficiale sopra gli ornamenti delle donne in Florence). Throughout the centuries, alongside laws, many treatises were written. These writings aimed at standardising women’s image and ruled on their make-up, their apparel, their behaviour and strongly intruded in their intimate lives.
From the 18th century, the role of women started to change, with images of womanhood also evolving. In the Risorgimento, alongside women complying with the predominant image of womanhood linked to the private sphere, there were women who joined the patriotic fight, with some even dressing as men to become soldiers. In the first half of the 20 th century, the model of femininity radically changed, with the ideal woman embracing the androgynous look of the American flapper first and then the curvy Fascist woman who embodied motherhood. After the Second World War, while women began to obtain equal rights, their image started to undergo a process of hyper-sexualisation.
Nowadays, the use, abuse and objectification of the female body and its image in the media continuously leverages on the ambiguous and equivocal idea that womanhood means being ‘beautiful, flirtatious and with a supply of great shoes’, whereas online movements are encouraging body positivity and challenging standards of beauty as well as the importance of appearance in a woman’s life.
We seek to explore how these images and models of beauty changed over time in Italy, to focus on their narrative around femininity, and explore the links between reality and stereotypes, between real women and imagined womanhood.
[Simone Pettine - "Tra Buzzati e Volponi. Forme spaziali e valenze metaforiche in Ardian-Christian Kyçyku"]
-- Abstract --
L'intervento, secondo una prospettiva comparatistica e mediante un’attenta lettura dei testi, intende sottolineare alcune affinità tra la letteratura buzzatiana e volponiana da un lato, e quella di Ardian-Christian Kycyku dall’altro. Le corrispondenze non sono probabilmente dovute alla lettura di Buzzati e Volponi da parte dello scrittore albanese: pure, è riscontrabile nei tre un sentire comune, né può essere negata la ripresa di alcuni motivi-chiave.
Di Ardian-Christian Kycyku sono stati pubblicati in Italia, su iniziativa dell’editore Besa Muci, i romanzi L’anno in cui fu inventato il cigno e I fiumi del Sahara. Entrambe le opere ambiscono all’universalità, affrontando tematiche quali il recupero del passato individuale, il rapporto tra l’Io e la Storia, la conquista sofferta di un contatto stabile col reale. Già Anna Lattanzi ha osservato che la «prosa visionaria» di Ardian-Christian Kyçyku «può essere accostata a quella di Kafka, Kadarè, Buzzati o Murakami».
Effettivamente alcuni stilemi sembrano essere ricorrenti e condivisi, non solo tra Dino Buzzati e Kyçyku, ma anche tra quest’ultimo e Paolo Volponi. Un esempio, sul quale ci si intende soffermare, è quello delle forme spaziali privilegiate dagli autori: la Fortezza del Deserto dei Tartari, la prigione de L’anno in cui fu inventato il cigno, il rifugio antiatomico di Corporale. Tutti luoghi dalla chiara valenza metaforica, in grado di rivelarsi centrali per le esperienze dei rispettivi protagonisti, chiarificando analoghi disagi: personali, esistenziali, storici.
[Simone Pettine - "Female science fiction in Italian literature. Anna Banti between gender redemption and social denunciation" (lecture)]
About this event
“Culture is the context within which we need to situate the self, for it is only by virtue of the interpretations, orientations and values provided by culture that we can formulate our identities, say ‘who we are’, and ‘where we are coming from.’” (Benhabib, 2000:18)
From C.S. Lewis to James White, Northern Irish and Irish fiction is best known for its imagined histories, futures, and alternate realities. However, speculative fiction from ethnic minority writers have been notably absent from the literary canon. While the island of Ireland has continued to grow more culturally diverse in the 21st century, there has been little engagement with how the cultural identity of Northern Ireland and Ireland has been transformed through immigration.
Ulster University welcomes all interested individuals and groups to the Books Beyond Boundaries NI Conference. This two day conference will discuss how speculative art shapes our understanding of cultural identity, and how Northern Ireland and Ireland can benefit from diversifying and decolonizing our community.
Keynote speeches from Nandi Jola and Mamobo Ogoro will support diverse research from academics and activists alike, with presentations ranging from speculative linguistics, to folklore and fairy tales, to Afrofuturism in art. We invite you along to discover the contemporary cultural identity of the island of Ireland.
Books Beyond Boundaries NI is an Ulster University project, funded by the Arts Council of Northern Ireland and National Lottery Good Causes.
Taras Shevchenko Institute of Literature and National Academy of Sciences of Ukraine (4-5 January 2022).
[Simone Pettine - "Our World, Other Worlds. Aspects of Magical Realism in Dino Buzzati’s Short Stories" (lecture)]
-- Abstract --
Fantastic, science fiction and magical realism are literary genres that have always found their place in the history of Italian literature with great difficulty. Furthermore, their status - much more than abroad - has always appeared vague. More than real works of the genre, in nineteenth and twentieth century Italy it is easier to find contamination within different productions.
Dino Buzzati, on the other hand, represents one of the rare singular cases of Italian literature. Alongside his most studied literary production and journalistic writings, in fact, it is possible to find a very strong presence of magical realism in his short stories (now collected in various volumes, such as Sessanta racconti and La boutique del mistero). He also wrote what many consider to be the first Italian science fiction novel, Il grande ritratto (1960).
This intervention proposes an investigation of the aspects of magical realism in the Dino Buzzati’s short stories, with a precise attention to the magical and disturbing element. We will try to analyze in what ways the author represents the discomfort of modernity and the relationship difficulties between human beings, with the aid of a context that is only apparently realistic. The privileged investigative tools will be those of close reading, textual criticism and - where necessary - literary theory.
The birth of science fiction in Italy came with a little delay compared to the rest of the world. Conventionally, it coincides with the publication of Amazing Stories (1926) in the United States, the first science fiction magazine directed by Hugo Gernsback. But in the land of Dante, net of some very rare cases of hybridization or of a more general fantastic narrative, the first novel of this type is the one published by Dino Buzzati in 1960: Il grande ritratto. The story tells of the creation of a gigantic "Thinking Machine", a supercomputer initially designed for military purposes capable of reproducing human consciousness.
The Italian public and the exponents of the academy did not look favorably on a work of this kind, both because it contrasted with what Buzzati had published up to that moment, and because it was an unpublished literary genre, famous abroad but apparently unable to adapt to the classicism or realism of the Italian tradition. However, the controversies of that year could not hide the novel's cultural influences.
By cultural influences we mean all the science fiction heritage that necessarily a writer and journalist like Buzzati had to know, as well as the ideas that his work would have offered to subsequent authors up to contemporary ones. It must in fact be remembered that Il grande ritratto dealt with fundamental issues for understanding the society of the time, some of which are extremely current: the relationship between reality and appearance, the sense of fatality of existence, the estrangement of the consumer society, the attempt to achieve something which remains too distant from the human being. In terms of content, then, Buzzati anticipated Donna Haraway's Cyborg Manifesto by 25 years, and the existential questions of Do androids dream of electric sheep by eight years? by Philip K. Dick.
Using the strategies of textual criticism, the proposal therefore aims to make the point of the influences that led to the drafting of Il grande ritratto of Dino Buzzati, as well as the themes that it left as a starting point for posterity. Naturally, attention will be paid to the polemics on science fiction, which were raised against the author in 1960, and which perhaps made him desist from publishing other short stories or novels of this type.
Reality and the Elsewhere. Italian Ambiguities of late Nineteenth Century: Themes, Language, Style
[lecture given at the 42nd Cincinnati Conference on Romance and Arabic Languages and Literatures. University of Cincinnati (Ohio), April 7-9, 2022]
ITA
La realtà e l'altrove. Ambiguità italiane di fine Ottocento: temi, lingua, stile
[relazione tenuta in occasione del convegno internazionale "42nd Cincinnati Conference on Romance and Arabic Languages and Literatures", presso l'Università di Cincinnati (Ohio), 7-9 aprile 2022]
-- Abstract --
Negli ultimi anni la teoria letteraria ha continuato ad indagare i rapporti tra la narrazione realistica e quella fantastica, anche nel tentativo di facilitare l’analisi di opere ambigue, in cui convergono le caratteristiche sia della prima che della seconda. Nella letteratura italiana di fine Ottocento, soprattutto, sono evidenti casi sporadici – ma molto interessanti – di una simile ambiguità.
Scrittori considerati (e a ragione) veri e propri esponenti del Verismo, come il Giovanni Verga dei Malavoglia e del Mastro-don Gesualdo, il Capuana di Giacinta e del Marchese di Roccaverdina, il poeta Salvatore Di Giacomo, caddero più volte in “tentazione”, subendo il fascino della letteratura fantastica europea, soprattutto di area francese o tedesca. Verga, prima della svolta del Verismo, scrisse Le storie del castello di Trezza, in cui la narrazione oscilla tra il gotico, il fantastico e la leggenda, senza lesinare su castelli infestati e situazioni inquietanti. Capuana si dedicò assiduamente alle pratiche spiritistiche e medianiche, scrivendo i numerosi racconti horror delle Novelle del mondo occulto. Salvatore Di Giacomo, infine, stampò una raccolta di novelle, Pipa e boccale, debitrice di temi e atmosfere Hoffmanniani.
Tutto ciò, naturalmente, almeno inizialmente appare in forte contraddizione col movimento letterario di appartenenza degli scrittori, finalizzato alla rappresentazione meticolosa della realtà. Con l’intervento mi propongo di sollevare alcuni interrogativi sull’argomento (oggetto della mia tesi di dottorato, attualmente in corso di stesura), in relazione a temi, lingua e stile nelle opere dei suddetti scrittori.
Anna Banti is a name too often overlooked in Italian literature, perhaps completely unknown abroad. Yet no review dedicated to twentieth-century authors could forget her name. Among its many merits, the author recovered, in the second half of the twentieth century, the science fiction, making it the privileged means of her own social denunciation.
A female science fiction, in the Italian context, surprises in its own statute. In the first place because, except for rare all-male examples (Buzzati, Volponi, Calvino, Morselli), science fiction novels and short stories do not find great admirers in the Italian twentieth century. Anna Banti, on the other hand, senses its potential at least twice: the first with Le donne muoiono (Women die), the second (at the age of 73) with Je vous écris d’un pays lointain.
The second aspect worthy of attention is Anna Banti's use of science fiction: not the spectacularization, and unto itself, of the future civilization, nor the celebration of advanced technologies. The writer projects the discomforts of the society of her time into tomorrow, in particular the social, cultural and family subordination of women. In Le donne muoino, for example, only men will be "worthy" of immortality: the protagonists of the story will instead remain excluded from evolution, as they have too often been relegated to the background in almost all areas of society. In Je vous écris d’un pays lointain the definitive ecological disaster is now complete, and no hope remains for the planet and its inhabitants; the basic criticism here is directed at the use of nuclear power.
This proposal therefore aims to the revaluation of Anna Banti, recalling (and analyzing) one of her many revolutionary aspects: the choice, in committed literature, of science fiction; a science fiction able to talk about women's problems in a very concrete, current and above all original way. Surprisingly, one will notice a common identity, which links Anna Banti's science fiction to other foreign authors, especially in its ability to denounce the gender problems of the contemporary world.
Fantastic, science fiction and magical realism are literary genres that have always found their place in the history of Italian literature with great difficulty. Furthermore, their status - much more than abroad - has always appeared vague. More than real works of the genre, in nineteenth and twentieth century Italy it is easier to find contamination within different productions.
Dino Buzzati, on the other hand, represents one of the rare singular cases of Italian literature. Alongside his most studied literary production and journalistic writings, in fact, it is possible to find a very strong presence of magical realism in his short stories (now collected in various volumes, such as Sessanta racconti and La boutique del mistero). He also wrote what many consider to be the first Italian science fiction novel, Il grande ritratto (1960).
This intervention proposes an investigation of the aspects of magical realism in the Dino Buzzati’s short stories, with a precise attention to the magical and disturbing element. We will try to analyze in what ways the author represents the discomfort of modernity and the relationship difficulties between human beings, with the aid of a context that is only apparently realistic. The privileged investigative tools will be those of close reading, textual criticism and - where necessary - literary theory.
The birth of science fiction in Italy came with a little delay compared to the rest of the world. Conventionally, it coincides with the publication of Amazing Stories (1926) in the United States, the first science fiction magazine directed by Hugo Gernsback. But in the land of Dante, net of some very rare cases of hybridization or of a more general fantastic narrative, the first novel of this type is the one published by Dino Buzzati in 1960: Il grande ritratto. The story tells of the creation of a gigantic "Thinking Machine", a supercomputer initially designed for military purposes capable of reproducing human consciousness.
The Italian public and the exponents of the academy did not look favorably on a work of this kind, both because it contrasted with what Buzzati had published up to that moment, and because it was an unpublished literary genre, famous abroad but apparently unable to adapt to the classicism or realism of the Italian tradition. However, the controversies of that year could not hide the novel's cultural influences.
By cultural influences we mean all the science fiction heritage that necessarily a writer and journalist like Buzzati had to know, as well as the ideas that his work would have offered to subsequent authors up to contemporary ones. It must in fact be remembered that Il grande ritratto dealt with fundamental issues for understanding the society of the time, some of which are extremely current: the relationship between reality and appearance, the sense of fatality of existence, the estrangement of the consumer society, the attempt to achieve something which remains too distant from the human being. In terms of content, then, Buzzati anticipated Donna Haraway's Cyborg Manifesto by 25 years, and the existential questions of Do androids dream of electric sheep by eight years? by Philip K. Dick.
Using the strategies of textual criticism, the proposal therefore aims to make to point of the influences that led to the drafting of Il grande ritratto of Dino Buzzati, as well as the themes that it left as a starting point for posterity. Naturally, attention will be paid to the polemics on science fiction, which were raised against the author in 1960, and which perhaps made him desist from publishing other short stories or novels of this type.
«Il vento largo è un vento che non soffia mai nella stessa direzione e di conseguenza disorienta molto…. È come il vento della vita che ti sospinge prima da una parte, poi da un’altra…». Questa fu la spiegazione fornita da Francesco Biamonti (1928-2001) quando gli chiesero di commentare il titolo del suo secondo romanzo, Vento largo (1991). Nella letteratura italiana, quasi mai il vento è stato protagonista della narrazione: anche per questo motivo, l’opera letteraria in questione rappresenta una notevole eccezione.
In effetti, considerando anche che la riscoperta di Biamonti da parte della critica risale ad anni recenti, il vento nei suoi romanzi è stato studiato ad oggi da un punto di vista prettamente linguistico-lessicale, per esempio nei saggi di Giorgio Cavallini. Ma l’elemento naturale in questione con molti altri connessi – per estensione l’aria, la brezza e gli spostamenti d’aria – rappresentano nell’opera biamontiana molto di più, si ricollegano alla dimensione esistenziale dell’autore. Il Vènt-larg può consistere nella resa simbolica della solitudine, in un vento impetuoso che scuote le esistenze dei personaggi costringendoli all’inerzia morale, a dubbi profondi sulla possibilità di comunicare con gli esseri umani, all’isolamento; ma può anche tradursi nell’unico stimolo a reagire al declino della società Occidentale, e a questo proposito si rivelano illuminanti le interviste rilasciate da Biamonti circa la situazione italiana e francese dell’ultimo trentennio del Novecento.
Riflessioni di questo tipo assumono ulteriore spessore se si considerano le modalità di rappresentazione del paesaggio e dell’elemento ventoso nell’opera di Biamonti, anche considerando l’interesse dell’autore per le arti figurative e per la pittura, testimoniato da scambi epistolari e considerazioni sull’opera del pittore Morlotti. Quanto il vento letterario è debitore del vento dei suoi quadri? E i due comunicano al fruitore dell’opera lo stesso messaggio?
L’intervento, come probabilmente si è già intuito, propone un’analisi tematica dell’opera Vento largo di Francesco Biamonti, in ottica – per quanto possibile - anche transmediale, e sfruttando gli strumenti della critica testuale e della semiotica. Nello specifico, si tratta di un’occasione preziosa per condividere i frutti di un’asse di ricerca già avviato sull’opera biamontiana, che culminerà nei prossimi mesi nella mia partecipazione al convegno di studi interamente dedicato all’autore nel suo paese natale, presso San Biagio della Cima, e nella pubblicazione di alcuni articoli di ricerca su rivista.
In un’intervista rilasciata nel 2001 al quotidiano «Avvenire», Vittorio Sermonti dichiarò: «Dante è eterno, non ha alcun bisogno di essere reso più attuale». Aveva ragione: negli ultimi anni il Sommo è stato accolto dalle nuove forme di intrattenimento multimediali senza la necessità di snaturare il proprio messaggio. Le narrazioni contemporanee, rivolte soprattutto (ma non necessariamente) ai più giovani hanno mostrato grande rispetto per la sua produzione letteraria. È nato così un Dante (video)ludico, con la ripresa del materiale della Commedia in ambienti molto distanti da quelli della cultura alta o accademica.
I risultati, che l’intervento si propone di ricordare ed esaminare, non sono per questo motivo però meno interessanti, in quanto rappresentano prodotti culturali a tutti gli effetti. L’ultimo decennio, ad esempio, ha visto la pubblicazione di diversi videogiochi interamente dedicati alla figura del poeta e al viaggio nei regni oltremondani (Dante’s Inferno, accompagnato dalle espansioni Selva Oscura e I tormenti di Santa Lucia; ma anche Dante's Sinner Filter), alcuni dei quali addirittura in grado di supportare una tecnologia per certi aspetti ancora allo stato embrionale, la Realtà Virtuale. Si tratta di Dante VR - La Porta dell’Inferno, realizzato dalla start-up italiana Beyond the Gate in collaborazione con il collegio San Carlo di Milano, le cui finalità sono dichiaratamente formative. Si cercherà di analizzare quali aspetti tematico-contenutistici questi prodotti hanno attinto dalla Commedia (è evidente come gli sviluppatori abbiano operato, di volta in volta, per selezione) e con quali modalità sono stati poi utilizzati dal nuovo medium.
Dante, del resto, forse agli schermi avrebbe preferito la lettura: ha quindi trovato il modo di avvicinarsi anche a forme di intrattenimento più analogiche. Lo dimostrano alcune imminenti pubblicazioni finalizzate anche alla celebrazione dell’anno dantesco: un ambizioso GDR, Dante’s Guide to Hell, in cui personaggi, ambienti e le stesse regole di gioco sono stati pensati sulla base di un’attenta rilettura della prima Cantica; e poi due librigame a loro volta ambientati nell’Inferno, il primo del giornalista aquilano Alberto Orsini, l’altro (dal titolo ironico L'Inferno spiegato male) di Francesco Muzzopappa.
Per tutto il Novecento romanzieri e poeti italiani continuarono a dialogare con l’eredità dantesca, ovviamente ancora prestigiosa ma mutata nei significati profondi; quella di Dante apparve in numerosi casi come una verità consumata, impossibile da recepire senza modifiche e attualizzazioni alla luce della sofferta realtà del secolo. Non costituì di certo un’eccezione Cesare Pavese, con echi del Sommo ravvisabili già nella prima, fondamentale opera poetica, Lavorare stanca; e suggestioni dantesche animarono pure i romanzi, su tutti il capolavoro de La luna e il falò.
L’intervento propone l’analisi delle modalità mediante le quali la lezione dantesca venne recepita da Cesare Pavese. A titolo esemplificativo, si cercheranno di individuare le riprese tematico-contenutistiche (anche in chiave antifrastica) della Vita Nova e della Commedia nell’opera dell’autore di Santo Stefano Belbo, sulla scia, peraltro, di una recente pubblicazione del proponente («Quasi una mirabile visione». Suggestioni dantesche nella Luna e i falò di Cesare Pavese, in Studi medievali e moderni. Arte, letteratura, storia, Anno XXV, 1-2/2021, Paolo Loffredo Editore).
Si procederà, a riguardo, con una lettura attenta delle lettere e del diario personale dell’autore, nonché con un’analisi critica delle opere letterarie ritenute pertinenti.
This paper aims to analyze the different forms of violence in Giovanni Verga's short stories. The author, one of the leading exponents of Italian literature of the second half of the Nineteenth Century, represented peasant society and the popular reality of his years with unprecedented depth. The themes of the struggle for life, social Darwinism and a general pessimism could only be accompanied by the artistic rendering of the violence that dominates society, at all its levels. Yet, the term "violence" itself is not enough to render the complexity of the real. Its declinations in Giovanni Verga's short stories are in fact many: it can be the gender violence of Tentazione, in which the rape of a young woman is narrated from the point of view of the rapists themselves; real murders, triggered by a diversified series of pretexts (economic, passionate reasons, the "pure violence" of the peasant world), as in Jeli il pastore or Pentolaccia; finally, the so- called honor crime, which basically remained in force until a few years ago in Italy, with the excellent example of Cavalleria rusticana. For the proposal at issue, some carefully selected Verga’s short stories will be analyzed in a thematic way; the privileged tools will be those of close reading and textual criticism. It is also the right occasion to demonstrate the universality of the Italian author's themes, such as that of violence. The world represented by Verga is inhospitable, complex, full of abuses. In many respects, in addition to portraying the last decades of the Nineteenth Century, it is still perfectly capable of dialogue with the current reality, typical of many European and non-European countries.
In caso di necessità potete contattare [email protected]. Le immagini presenti nel lavoro appartengono ai rispettivi proprietari.
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[Simone Pettine - "«Per fare il vero, bisogna inventarlo». La lezione verghiana nei romanzi di Francesco Biamonti"]
-- Abstract --
«Leggendo i Malavoglia trovo la forza per affrontare la realtà», aveva dichiarato Francesco Biamonti (1928 - 2001) in un’intervista a cura di Renzo Oberti . Molto è stato detto, a proposito dei romanzi dell’autore, sulla prosa tendente al lirismo, sulla fragilità anche ontologica di dialoghi e personaggi, sulle rappresentazioni naturali di quelli che Calvino per primo definì «romanzi-paesaggio». Attende ancora di essere analizzata, invece, l’evidente lezione verghiana.
Non mancano spunti interessanti in proposito, a partire da una recentissima considerazione di Giorgio Ficara: legato da profonda amicizia con Biamonti, lo studioso ha ricordato come quest’ultimo conoscesse a memoria interi passaggi del Mastro-Don Gesualdo . Ma l’attenzione dell’autore per il padre del romanzo moderno è riconfermata in numerose interviste. In un estratto del ’91 si legge: «Io raccolgo elementi sparsi, impressioni isolate. Per fare il vero, bisogna inventarlo. Se uno prende il vero fa del verismo, ma la realtà è invenzione. Verga è stato grande quando ha dimenticato di essere verista. Per questo Zola è noioso e Verga no».
Gli spunti minimi sopra riportati vogliono sottolineare il dialogo costante tra Biamonti e Verga, evidente soprattutto nel romanzo d’esordio, L’angelo di Avrigue, e nel successivo Vento largo. Del Verga, Biamonti apprezzava soprattutto la posizione interpretativa nei confronti del reale, la rappresentazione del dato oggettivo mai rassegnata a sacrificare l’originalità dell’artista all’esigenza di precisione; che anzi, proprio nel ricercare modi inediti per garantire una visione complessiva del mondo, rischiava vie innovative nella focalizzazione e nel linguaggio. Fu questa, del resto, anche la scelta letteraria di Biamonti: trovare, come già aveva fatto Verga, un linguaggio perfettamente bilanciato tra evanescenza ed esattezza lessicale; ancorare la soggettività del protagonista a quella, corale, degli abitanti della Liguria; restituire un mondo contadino intriso di fatalismo e povertà, adombrato da una scomparsa ormai imminente.
L’intervento mira ad una prima messa a fuoco sulla lezione di Giovanni Verga nell’opera di Francesco Biamonti, alla ricerca di contaminazioni, suggestioni e idee, a livello soprattutto tematico-contenutistico. Le strategie di indagine adottate saranno quelle della critica testuale e della teoria letteraria.
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Since 2013, the English Department of the Faculty of Philology has organised an international biennial academic event known as CELLS (Conference on English Language and Literary Studies). Setting as their goal the creation of an international forum that would allow the exchange of ideas and experience in the fields related to English studies, the organisers have focused specifically on such interdisciplinary and multidisciplinary issues and themes as are at the centre of interest of scholars working in the fields of literature, culture, linguistics, translation studies and applied linguistics. CELLS is organised in association with foreign partners, attesting to the organisers’ eagerness to collaborate and network.
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This Booklet lists all speakers at the Symposium, whether keynotes, workshop-leaders or presenters of the 10-minute papers, in alphabetical order of their surnames, each featuring their abstract, mini-bio and a few illustrations. It demonstrates the range of approaches to the Symposium theme, and will assist attendees in choosing between parallel break-outs. Some presentations are by groups of people, hence the repetition of abstracts alongside different bios.
QUADERNO DEGLI ABSTRACT / ABSZTRAKTFÜZET. Szerkesztők: Dávid Kinga, Marmiroli Lorenzo, Sermann Eszter, Zentainé Kollár Andrea. Kiadja: SZTE BTK Olasz Nyelvi és Irodalmi Tanszék. Szeged, 2022.
ISBN: 978-963-306-865-6
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“Culture is the context within which we need to situate the self, for it is only by virtue of the interpretations, orientations and values provided by culture that we can formulate our identities, say ‘who we are’, and ‘where we are coming from.’” (Benhabib, 2000:18)
From C.S. Lewis to James White, Northern Irish and Irish fiction is best known for its imagined histories, futures, and alternate realities. However, speculative fiction from ethnic minority writers have been notably absent from the literary canon. While the island of Ireland has continued to grow more culturally diverse in the 21st century, there has been little engagement with how the cultural identity of Northern Ireland and Ireland has been transformed through immigration.
Ulster University welcomes all interested individuals and groups to the Books Beyond Boundaries NI Conference. This two day conference will discuss how speculative art shapes our understanding of cultural identity, and how Northern Ireland and Ireland can benefit from diversifying and decolonizing our community.
Keynote speeches from Nandi Jola and Mamobo Ogoro will support diverse research from academics and activists alike, with presentations ranging from speculative linguistics, to folklore and fairy tales, to Afrofuturism in art. We invite you along to discover the contemporary cultural identity of the island of Ireland.
Books Beyond Boundaries NI is an Ulster University project, funded by the Arts Council of Northern Ireland and National Lottery Good Causes.
Organizzato dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino in collaborazione con l’ANR Project ALEA
Nonostante la sua centralità in un vasto spettro di discipline – dalla matematica alla fisica passando per l’economia e le scienze sociali – il concetto di rischio, elemento cruciale nelle società post-industriali emerse dal processo di modernizzazione (Beck, 1986), ha ad oggi ricevuto scarsa attenzione nell’ambito delle discipline umanistiche. Parliamo di rischio nei casi in cui una progettualità viene commisurata a possibili avvenimenti nefasti, suscettibili di minacciare l’integrità o l’incolumità di individui, società, sistemi o organizzazioni. Il rischio implica, in questo senso, la possibilità di un imprevisto, l’esistenza di un margine di incertezza quanto al futuro e la questione della sua gestione (attraverso il calcolo delle probabilità, l’invenzione di narrazioni anticipatorie, ecc.).
Il convegno si propone di mostrare la presenza e la rilevanza del concetto di rischio in ambito letterario e artistico lungo tutto il Novecento europeo fino alla contemporaneità. In particolare, vorremmo capire in che modo il rischio intervenga nelle pratiche artistico-letterarie, permettendo di plasmare non soltanto nuove pratiche sociali e stili di vita, ma anche nuove forme di progettualità, di razionalità e di cura del mondo. Il rischio, in effetti, può apparire come il modo in cui un progetto (razionale o, più generalmente, di configurazione del mondo) viene messo in discussione attraverso l’ipotesi del suo possibile fallimento. Ci chiederemo se attraverso la valorizzazione o lo svilimento del rischio nell’arte e nella letteratura del Novecento sia ancora possibile individuare tracce di una definizione umanistica e illuministica delle arti, coerente con una progettualità razionale.
A partire da queste premesse, il convegno indagherà i seguenti oggetti:
1- le opere artistiche, letterarie, musicali, ecc., che mettono in gioco rappresentazioni o attuazioni del rischio dalle avanguardie del primo Novecento europeo fino alla contemporaneità e agli interrogativi estetici sull’antropocene (Logé, 2019), il “capitalocene” (Bourriaud, 2017) o il postfuturismo (Berardi, 2013);
2- i discorsi sulle opere letterarie, musicali, artistiche, ecc., che tematizzano direttamente o indirettamente rappresentazioni o attuazioni del rischio;
3- i discorsi teorici provenienti da altri campi (filosofia, scienza, sociologia, antropologia, linguistica) che fungono esplicitamente da riferimento per i discorsi sulle opere menzionate o che costituiscono il loro contesto implicito.
Il Convegno si propone di avviare un lavoro di ricerca mirato alla redazione di una Storia delle idee e delle tematizzazioni del rischio dal Novecento alla contemporaneità. Lo scopo del progetto è quello di fare emergere i meccanismi di costituzione di immaginari e complessi teorici legati al rischio.
Il comitato scientifico del convegno prenderà in esame le proposte di comunicazione che si iscriveranno negli seguenti assi:
a. Come evolve nel corso del secolo l’idea comune nata nell’Ottocento secondo la quale esisterebbe un’isomorfia tra arte e rischio? Sembra che nel Novecento prenda forma e consistenza l’idea secondo la quale l’opera d’arte può o deve essere definita attraverso nozioni quali rottura, innovazione e sorpresa (Benjamin, 2012) come se fosse impensabile un’esperienza artistica o letteraria che faccia a meno di un’apertura al rischio. È possibile storicizzare questa concezione ponendola all’interno dei possibili estetici con e contro i quali ha preso forma? Quali sono le retoriche narrative che rispecchiano l’isomorfia in questione (si pensi alle mitobiografie o ai biopics cinematografici)?
b. Come definire la situazione contestuale dei discorsi di valorizzazione del rischio? In che modo le valorizzazioni del rischio in ambito artistico rispecchiano i discorsi che trattano del rischio fuori dalla sfera estetica? Come queste valorizzazioni entrano in risonanza con eventi storici e con discorsi sulla storia che enfatizzano o meno la possibilità di una fine inevitabile? Quali posture etiche e politiche di creatori, critici, teorici si delineano a seconda dell’adesione o meno alle diverse valorizzazioni o svalutazioni del rischio nel campo artistico (Jullien, 2018)? Esiste una connessione tra pratiche estetiche di rischio e teorie rivoluzionarie da un lato (si pensi a Brecht o Piscator) e posizioni conservatrici dall’altro (come nell’opera di Jünger)?
c. Come si costruisce e si articola nel discorso critico l’ipotesi del fallimento (definitoria del rischio)? Qual è la funzione di questa ipotesi (Le Breton propone di considerare il rischio come un modo per “pallier un sentiment de perte de sens et d’identité”)? L’eventualità del fallimento permette di fare emergere in maniera contrastiva nuove definizioni dell’arte in un’epoca in cui le definizioni tradizionali sono in crisi (T. Macrì, 2017)? Quali sono i criteri del possibile fallimento? Cosa implicano rispetto a un possibile successo dell’opera?
Le proposte di comunicazione, di circa 250 parole, vanno indirizzate al comitato organizzatore tramite la casella email [email protected], entro il 20/12/2021, insieme a un breve profilo biografico. Le proposte saranno valutate entro il 10/01/2022. Gli interventi dovranno essere di 20 minuti ciascuno.
COMITATO ORGANIZZATIVO: Emanuele Arielli, Alessandro Bertinetto, Franca Bruera, Pietro Cavallotti, Franca Franchi, Andrea Malvano, Valeria Marino, Benoît Monginot, Nicola Perullo, Armando Petrini, Valeria Sperti
COMITATO SCIENTIFICO: Olivier Caïra, Paola Cattani, Gaetano Chiurazzi, Laurent Demanze, Anne Duprat, Roberto Gilodi, Alison James, Valerio Magrelli, Alessandro Pontremoli
"Fatti e finzioni", Convegno nazionale MOD. Napoli, 15-17 giugno 2022; organizzato con la collaborazione di: Università degli studi di Napoli “Federico II”, Università degli studi di Napoli “L’Orientale”, Università degli studi “Suor Orsola Benincasa”. In presenza e online. Sito web ufficiale: http://www.modlet.it/fatti-e-finzioni/